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Alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore
di Barletta , si giunge attraversando in tutta la sua
estensione la parte più antica dell'antico centro urbano tardo
antico e medievale di Barletta.
Utilizzata in epoca dauno-romana come zona sacra e sepolcrale, l'area dell'attuale
cattedrale fu utilizzata in età tardo antica per la
costruzione di una grande basilica a tre navate, divisa in
almeno otto campate, venuta recentemente alla luce e datata al
VI secolo d.C. Della preziosa pavimentazione musiva sono
rimasti pochi resti, ma la ricchezza e le dimensioni
dell'edificio sacro sono compatibili solo con una città di un
certo rilievo per cui dovrà probabilmente riscriversi parte
della storia della città di Barletta . Dopo
l'abbandono, il sito rinacque con il comune di Barletta
, agli inizi del X secolo con una "seconda" basilica, di
dimensioni ridotte rispetto a quella paleocristiana,
definibile come protoromanica. Al di sopra di queste chiese si
eleva l'attuale cattedrale. Questa si presenta all'occhio del
visitatore in maniera improvvisa, stretta com'è tra palazzi
nobiliari e di più umile origine . La stretta piazza antistante
non permette di allontanarsi dalla fastosa facciata, che ci
apparirà così in tutta la sua accentuata spinta verticale.
Un
semplice portale centrale neoclassico, è affiancato da due
portali laterali, splendidamente decorati: quello di sinistra
da un cornicione in cui è scolpito un tralcio continuo in cui
si dispiegano figure umane, animali e fantastiche; quello di
destra raccoglie una serie di scene figurate di grandissima
espressività e immediatezza realistica. Il tutto fu realizzato
nel maturo XII secolo. Al centro della facciata un finestrone
gotico ridondante di spunti decorativi figurati e vegetali. Al
di sopra un rosone anch'esso gotico. Infine, sul liscio
paramento della facciata sono inseritediverse sculture di
provenienza incerta, ma appartenenti probabilmente ad una
primitiva stesura dell'apparato
decorativo, tra cui spiccano
due grandi leoni su mensole fortemente aggettanti. Non sono da
meno, come ricchezza decorativa, le mensole, i cornicioni
delle finestre e dei portali, delle facciate laterali dell'edificio. Anche all'interno l'apparato decorativo, pur se
improntato a maggiore semplicità, e raramente figurato,
presenta esempi veramente splendidi e rari, come i capitelli
quadrati dei pilastri della controfacciata. Alla seconda metà
del XII secolo è da assegnare la esecuzione dei capitelli del
ciborio e delle colonne della parte romanica dovuti
probabilmente alla presenza di maestri itineranti, giunti in
Puglia provenendo dalla Terra Santa. Essi risultano di
eccezionale fattura a differenza di quelli del pulpito
probabilmente solo una imitazione dei primi e risalenti al
tardo XIII secolo. Eccezionali le sculture figurate
ricollocate all'ingresso della sagrestia, appartenenti alla
primitiva decorazione romanica del portale principale: si
tratta di uno dei primi esempi di rappresentazione figurata di
così alto livello nella Puglia del XII secolo. Vi si
rappresenta probabilmente l'ultima cena. Architettonicamente
l'edificio è costituito da due parti stilisticamente distinte
ma mirabilmente fuse: una parte, quella anteriore, tipicamente
romanica nonostante le sue ridotte dimensioni rispetto alla
media, l'altra parte tipicamente gotica. La costruzione
dell'edificio romanico ebbe inizio nella prima metà del secolo
XII. Già tra il 1162 e il 1180, la chiesa sarebbe stata
completata nelle sue parti principali. Il costruttore della
prima parte romanica della chiesa fu Simiacca protomagister.
La datazione della parte anteriore della chiesa è data daun'iscrizione
su un capitello, in cui si ricorda la presa di Ascalona da
parte dei crociati nel 1153. Le colonne che dividono le navate
sono 3 per parte. Quattro grandi pilastri sono addossati alla
facciata. Le colonne lisce sono di foggia antica, con
capitelli di diversa forma e stile, in parte antichi in parte
coevi alla costruzione. Le stesse colonne, probabilmente
provenienti da chiese paleocristiane che le avevano già
riutilizzate, sono di diverse dimensioni. Il finto matroneo è
sostituito sulle pareti superiori della navata centrale, dalle
randi bifore,
per cui la navata centrale è sensibilmente più
alta delle laterali. A questo edificio romanico, che terminava
con tre absidi a vista, fu innestata nella prima metà del XIV
secolo, la seconda parte, quella gotica, dove furono
alloggiati la cattedra, il pergamo e tre altari della
distrutta Cattedrale di Canne. Lo stile qui si fa
chiaramente gotico: proseguono le tre navate romaniche ma
poggiano su pilastri squadrati con coperture a volta a
crociera nella navata centrale e a botte nelle laterali. Qui
le navate laterali sono ben più alte di quelle romaniche. La
chiesa in questa zona si "allarga" fino ad assumere una pianta
trapezoidale, invisibile all'occhio. Il coro gotico con cui
termina l'edificio è costituito da una grande abside
poligonale a cinque lati con la divisione in cappelle del
deambulatorio. Questa divisione è scandita anche all'esterno
dal gioco delle murature e da grossi contrafforti.
L'impostazione della parte gotica, di cui si ritrovano i
modelli in Francia, risale al '300 mentre gli architetti angioini lavoravano nel Santo Sepolcro e nel Castello.
Particolare interessantissimo è proprio l'ampliamento
prospettico di questa parte della chiesa che mostra la
conoscenza degli effetti di dilatazione dello spazio
ottenibili con particolari accorgimenti architettonici. Sul
fianco nord si eleva il Campanile, impostato su strutture
indipendenti da quelle della chiesa. Ha quattro livelli
superiori all'arcone terreno, che oggi assolve quasi la
funzione di portale di ingresso al centro storico. I piani
superiori si aprono all'esterno con monofore ai primi due
livelli e bifore a quelli superiori. Il tutto è sormontato da
un torricino esagonale. |
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