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PADRE RAFFAELE DI BARI
(1929-2000) |
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Padre
Raffale di Bari, missionario comboniano è nato a Barletta il
12 gennaio 1929 ed è deceduto a Pajule in Uganda il 1^ ottobre
2000, vittima di una imboscata posta in atto dai ribelli
dell’Esercito della Salvezza del Signore (L.R.A.), che dopo
averlo ucciso diedero fuoco alla macchina sulla quale
viaggiava, sublimando il Suo martirio. Missionario entusiasta
della sua vocazione, Uomo conosciuto da tutti per la sua
simpatica estrosità, generosità e bontà d’animo, mai stanco di
aiutare il prossimo e sempre aperto ad utili iniziative. Padre
Raffaele era entrato nel noviziato comboniano di Firenze il 14
settembre 1946, nella sua domanda d’ammissione ai voti così si
espresse in modo quasi profetico “ Ho capito che la vocazione
sacerdotale, religiosa e missionaria è la maggiore di tutte le
grazie che il buon Dio potesse farmi. ……….……. chiedo di essere
ammesso alla professione religiosa per sacrificare me stesso e
salvare tante anime a costo pure di dare, anche per una sola
di loro, tutto il mio sangue”. Fu ordinato sacerdote a Milano
il 26 maggio 1956 dal card. Montini, futuro Papa Paolo VI. Dal
1959 fu missionario in Uganda e la sua prima missione fu a
Morulem, sede di un lebbrosario, dove entrò in contatto con la
realtà dei poveri, degli emarginati, rappresentata dai malati
di lebbra, che diventarono i suoi “maestri in umanità”. Il suo
impegno missionario in una difficile realtà fatta di bisogni e
tragici avvenimenti può essere sintetizzato dalle sue stesse
parole scritte il 20 febbraio 1997 dalla missione di Opit
“……….Qui la popolazione vive da ben 11 anni in un clima di
guerriglia e di terrore per la presenza di criminali e feroci
banditi. E’ diventato normale vivere quindi in tensione e
paura. Per solidarietà con la gente anch’io sono
tranquillamente agitato, alle volte scosso, traumatizzato e
arrabbiato per tutto quello che succede. Sembra strano ma i
ragazzi ignorano cosa vogliano dire pace e benessere, convinti
che in tutto il mondo vi sia identica realtà e analoga
situazione di guerra. Sono tanti i bambini che ti vengono
incontro con due occhini lucidi e con
semplicità ti sorridono tristi nella speranza di ricevere
qualcosa. Un solo biscotto o una zolletta di zucchero pur
rendendoli momentaneamente felici non risolvono il loro
problema. Attualmente nella nostra residenza di Opit abbiamo
moltissimi rifugiati e sfollati ed ognuno di loro ha da
raccontare tragici episodi di parenti uccisi, bambini e
giovani rapiti e portati in Sudan, capanne e case bruciate e
tanti mutilati per lo scoppio di mine. Non credo di essere
incosciente e spericolato vivendo in questa zona ad alto
rischio, tra gente poverissima ed in balia di tante calamità.
Sempre con prudenza bisogna scomodarsi e sapere rischiare. E’
proprio nella solidarietà con questa gente che mi sono
realizzato per manifestare con coerenza la mia fede”. E’
questa la realtà nella quale Padre Raffaele a Kolongo, Opit ,
Awac, Anaka, Pajule, sedi in Uganda di alcune delle sue
missioni, ha vissuto il suo impegno di vita, dando forza e
speranza a quella gente ed insegnando loro a reagire nel
proprio impegno quotidiano con le sole armi dell’Amore e della
Fede. Introdusse nella zona i mulini, costruì scuole e
cappelle, incrementò i catechisti, distribuì zappe ed aratri
per coltivare la terra, introdusse la coltivazione del riso,
del granoturco e del girasole, fece studiare all’estero tanti
ragazzi, che di ritorno hanno contribuito ad emancipare la
comunità di origine. Qualche giorno prima di essere ucciso
Padre Raffaele Dibari riferiva telefonicamente alla agenzia
MISNA (agenzia informativa missionaria) “In tanti anni
d’Africa la missione più grande che abbia mai ricevuto dal
Signore è stata quella di dare voce a questa gente,
denunciando le atrocità che i ribelli commettono quasi
quotidianamente su vecchi e bambini”. Padre Raffaele era
diventato un “personaggio scomodo” per le sue denunce
pubbliche contro quanti perpetravano uccisioni, torture,
stupri e violenze sulla sua gente ed in particolare sui
bambini. Infatti i ribelli dell’ L.R.A. nei loro attacchi ai
villaggi rapiscono, ancora oggi. bambini che costringono con
sevizie a diventare soldati ed uccidere, mentre le ragazze
sono ridotte in schiavitù sessuale. Per tale motivazione era
stato già bersaglio di alcuni attentati, ai quali era riuscito
a sfuggire, prima di cadere vittima della imboscata del 1^
ottobre del 2000 nella quale trovò la morte ed il martirio.
Padre Raffaele Dibari è un eroe dei nostri tempi, del quale
paradossalmente non si sarebbe conosciuto il suo impegno di
vita se non fosse intervenuta la sua tragica fine, dimenticato
in vita dalla parte più opulenta di questa nostra società,
come tante altre persone che hanno scelto di finalizzare la
propria esistenza nell’impegno di essere vicine ai più deboli,
ai più bisognosi ed ai più emarginati di questa nostra umanità
piena di tante contraddizioni. |
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