MASSIMO D'AZEGLIO (1798 - 1866)


Massimo d'Azeglio
nacque a Torino il 24 ottobre 1798, durante la Rivoluzione Francese. Due anni dopo
 quando il Piemonte venne invaso dai francesi e il re Carlo Emanuele IV andò in esilio in Sardegna, la famiglia Tapparelli si rifugiò in Toscana, a Firenze. Rientrato poi a Torino si dedicò allo studio e seguì il padre a Roma quando questi vi fu inviato in missione diplomatica. A sedici anni iniziò la sua vita militare ma ben presto capì che la sua passione era l'arte, la pittura. Così nel 1821 lasciò Torino per Roma, andando a lavorare nello studio del maestro Verstappen, dove si dedicò soprattutto alle copie dal vero. Nel 1831 morì suo padre ed egli ereditò il castello di Azeglio, ritornò a Torino e poi si trasferì a Milano dove conobbe e sposò Giulia Manzoni, figlia di Alessandro Manzoni. Tre anni dopo la moglie morì e Massimo sposò in seconde nozze Luisa Blondel. In quest'epoca si dedicò alla pittura e alla stesura di romanzi storici che dovevano contribuire a formare negli Italiani un senso di orgoglio per la propria identità nazionale.

 Fu un periodo di grande impegno anche politico e per farvi fronte decise di vendere la sua parte di castello di Azeglio. Nel 1843 entrò in politica attiva e fu mandato dal re Carlo Alberto in diverse missioni diplomatiche nelle quali si rese conto della situazione politica dei vari stati della Penisola che descrisse in diversi opuscoli, alcuni dei quali non vennero pubblicati in Piemonte proprio per il loro contenuto assai polemico. Nel 1848 intervenne nella prima guerra d'indipendenza e fu ferito nella difesa di Vicenza.
La guerra terminò nel 1849 con la disfatta di Novara e da questo momento Massimo d'Azeglio, nominato Presidente del Consiglio dal nuovo re Vittorio Emanuele II, si dedicò a tempo pieno alla politica. Riuscì a firmare la pace con l'Austria e governò per tre anni circa. Negli anni successivi viaggiò in Francia e Inghilterra, in missioni diplomatiche che furono utili al Piemonte per allacciare alleanze con questi Paesi. Nel 1859 scoppiò la seconda guerra d'indipendenza contro l'Austria; vi partecipò e al termine di essa fu promosso generale ed ebbe importanti incarichi militari, prima a Bologna e poi a Milano, dove fu Governatore della città. Poi si ritirò nella casa che aveva comperato a Cannero, sul lago Maggiore. Di lì seguitò ad interessarsi delle vicende italiane. Nel 1861, alla costituzione del Regno d'Italia, pronunciò le famose parole: "Ora che l'Italia è fatta, bisogna fare gli italiani", dimostrando di aver capito subito quanto gravi fossero i problemi che il nuovo Stato doveva affrontare. Morì il 15 gennaio 1866 a Torino.