GIUSEPPE DENITTIS

Giuseppe De Nittis nasce a Barletta. È il 1846. Compiuti i primi studi di pittura presso Gianbattista Calò, nel 1861 presenta domanda di ammissione all'Istituto di Belle Arti di Napoli. De Nittis si dedica allo studio dal vero che lo porta a girovagare per la campagna meridionale tra Napoli e Barletta. In questi anni insieme a Federico Rossano, Marco Degregorio e Adriano Cecioni dà vita alla "scuola di Resina". De Nittis giunge a Firenze dove, preceduto dall'eco dei suoi successi e dalla simpatia del Cecioni, viene accolto con grande entusiasmo dal gruppo dei Macchiaioli. De Nittis si trasferisce e lavora intensamente Parigi dipingendo numerosi quadri che espone a Firenze e a Roma. Nel 1869 De Nittis espone per la prima volta al "Salon" e ritorna alle sue predilette scene pugliesi realizzando "Passa il treno". Sempre in questo periodo, stringe amicizia con un gruppo di giovani artisti che successivamente saranno definiti gli "Impressionisti". Si sposta continuamente tra Barletta, Napoli, Portici, Ischia e Capri, dipingendo una serie di paesaggi anche se il suo soggetto preferito è il Vesuvio, specie in eruzione. De Nittis è amico di Degas, Renoir, Pissarro, Sisley, Bouidin, Cézanne, Morisot, gli artisti migliori della Parigi di quegli anni e si reca a Londra. Tutto ciò si può trovare in quadri quali "Westminster" e "Westminster bridge" che piacciono tanto agli inglesi. Nel 1883, De Nittis si ammala di bronchite. Nel 1884 dipinge diverse opere tra le quali, quella che è considerata uno tra i suoi ultimi capolavori, "Colazione in giardino". La Collezione De Nittis, donata nel 1912 dalla moglie dell'artista, Léontine, alla Città di Barletta, fa parte del Museo-Pinacoteca costituito nel 1929 e trasferito nel 1991 al Castello. L'esposizione vuole riproporre all'attenzione dei visitatori una scelta di dipinti e buona parte degli studi dell'artista, individuati nell'ambito del lascito della vedova, composto da tutte le opere e gli scritti presenti nell'atelier al momento della morte del De Nittis. La produzione, abbastanza folta, attraversa tutta la parabola artistica del pittore e documenta le varie tappe della sua articolata attività, i contatti in ambito italiano ed europeo, l'influenza del giapponismo, l'impatto con la cultura del moderno. Il percorso espositivo sta a suggerire una scansione semplicemente tematica, esemplificativa dell'intera produzione pittorica di De Nittis, dai paesaggi alle vedute urbane, dal repertorio della vita moderna agli interni domestici. Come pochi artisti della sua epoca, De Nittis fu attratto dal mondo femminile, dai suoi riti e ritmi, dalla sua grazia e dal suo fascino segreto. Le figure di donne appartengono quasi tutte alla borghesia benestante e si muovono con naturalezza nei luoghi di svago e di incontri sociali. Colpisce la loro ricercata eleganza, perfetta a tutte le ore del giorno - esempi particolarmente persuasivi sono Perla e conchiglia e Figura di donna (Léontine De Nittis) - il che fa le apparire a volte come figurine ritagliate dai giornali di moda di fine Ottocento. Queste riviste costituirono senza dubbio una fonte d'ispirazione costante dell'artista, come prova anche la Natura morta, una singolare composizione di oggetti e accessori femminili. Accessori femminili sono anche i quattro Ventagli della Galleria De Nittis, uno di essi dedicato alla Principessa Mathilde Bonaparte Demidoff, grande amica e sostenitrice dell'artista pugliese. Affascinato dal formato a semicerchio e dalle nuove possibilità compositive di inquadrature e tagli estremi, egli aveva eseguito un gruppo di pitture su ventaglio, un vezzo peraltro comune a molti impressionisti. Nell'ambito della tematica femminile, estremamente rare si rivelano immagini quali Ondina, un nudo di donna inserito in un paesaggio onirico e il ritratto a busto seminudo di una Donna di colore. L'unico quadro che non appartiene al lascito di Léontine De Nittis, il pastello Signora in giardino, una donazione recente di un collezionista francese, si integra perfettamente nella raccolta barlettana, aggiungendovi una inedita nota di esprit. Un posto di primaria importanza nell'opera di De Nittis rivestono i quadri dedicati alla sua famiglia, una famiglia piccola, composta essenzialmente dalla moglie Léontine e dal figlio Jacques. Léontine fu la sua modella preferita e in numerosi dipinti incontriamo quel volto fine, riservato, un pò malinconico e sempre molto "distante". Il suo ritratto più celebre, il pastello la Giornata d'inverno, è stato definito da Edmond de Goncourt, in una entusiastica descrizione, la più straordinaria sinfonia in bianco. Anche altri ritratti familiari di tono rappresentativo sono stati realizzati in pastello; così le due immagini del figlio Jacques, una in costume da Piccolo Pierrot, l'altra in divisa scolastica, e ancora l'Autoritratto dell'artista ambientato nella sua confortevole casa parigina. Una costante nell'opera di De Nittis è la pittura di paesaggio che trova inizio nelle piccole tavolette dedicate a studi di nubi, di fiumi e di mare, tutte eseguite scrupolosamente dal vero o en plein air, durante il primo periodo napoletano-pugliese. In quegli anni De Nittis formò anche, insieme con Marco De Gregorio, Federico Rossano e Adriano Cecioni, che godeva del pensionato artistico fiorentino, la Scuola di Resina, una libera unione di pittori i cui obiettivi furono "recuperare, su basi di rigoroso rispetto del vero, i valori della veduta nella sua essenzialità quotidiana, dispogliata da ogni sovrastruttura colta, letteraria o turistica che fosse". (R. Causa). Agli anni della scuola di Resina appartengono gli Studi vari, otto piccole scene riunite su un unico supporto e Nel bosco - Effetto di sole, una ricerca luministica molto vicina ai modi di Filippo Palizzi. Uno dei punti salienti degli anni napoletani e pugliesi è senza dubbio la riscoperta del paesaggio nativo; quel paesaggio dimesso, dimenticato per secoli dalla storia, che il pittore di Barletta per primo ha rappresentato in tutta la sua intima bellezza e poesia nascosta. Alcuni degli esempi più belli appartengono proprio alla galleria De Nittis, tra essi Passa il treno, una scena di struggente malinconia, dalla quale l'artista non si è mai voluto separare, Strada campestre - Lungo l'Ofanto, rivisitazione di un tema giovanile con un occhio nuovo, esercitandosi con l'arte francese coeva, da Corot agli Impressionisti, e Primavera, una visione serena e luminosa, con motivi tipicamente pugliesi, eseguita probabilmente durante uno degli ultimi soggiorni nella città di Barletta , tra il 1879 e il 1882.  Nell'ultimo anno della sua vita, colto forse da ansie e presagi. De Nittis dipinse una delle sue opere maggiori, la Colazione in giardino, che assume il valore di un testamento affettivo. Sempre la moglie e il figlioletto sono i protagonisti del suo ultimo quadro Sull'amaca, ambientato nello stesso giardino e nella stessa atmosfera estiva, quasi un pendant dell'opera precedente. Le lettere che con toni appassionati De Nittis scrisse a Cecioni da Parigi, quando vi approdò la prima volta nel 1867, ci restituiscono la gioia singolare di celebrare l'evento del nuovo (Baudelaire).  Il nuovo che il giovane pittore intravede nella movimentata vita della città coincide con il progresso di cui il popolo francese è "fanatico", con i cafés che frequenta con eccitato stupore, con l'idea di inebrianti voluttà che gli sembra al fondo di tutto. Il linguaggio è confuso, spesso interrotto, con frasi sospese: sono semplici impressioni che vengono sotto gli occhiavverte egli stesso; ma nel contempo esclama La scienza della vita come è generalmente desiderata e stuzzicata con quanti modi si possa!. Comunque la si voglia interpretare, l'osservazione allude alla scoperta di una realtà fenomenica mobile e casuale, ricca di stimoli e fermenti, in cui è possibile coltivare il piacere di vivere senza riferimenti a idee precostituite ma con quanti modi si possa. Poco importa se subito dopo, ancora frastornato dalle impressioni improvvise, nette ma labili della vita cittadina, imbocca la strada sbagliata delle scene in costume e dei travestimenti, che avevano fatto il successo di Fortuny e Meissonier, ingenuamente ammirati con spirito provinciale. Passa il treno del 1869 è già opera moderna e sorprendente, per quell'idea di sconvolgere una zona qualunque di campagna meridionale con l'irruzione dello sbuffante oggetto-simbolo del progresso; più volte celebrato dai pittori della vita moderna d'oltralpe in confacenti contesti urbani. Ma è soprattutto la metropoli, che sia Parigi o che sia Londra, il luogo del moderno che De Nittis conquista gradualmente, fino a penetrarne le contraddizioni più seducenti.  Con occhio ora ingenuo e ammirato,ora ironico e divertito, ora affettuoso ed eccitato, ora distaccato e malinconico guarda e registra il brulicante e precario universo urbano, cogliendo nella sua coerente frammentarietà. Le sue vedute, a volte compiute dopo una serie di studi e disegni preparatori, altre volte tradotte direttamente su tela o sul foglio, magari osservando la scena urbana dal finestrino di una carrozza parcheggiata nell'angolo di un boulevard o di una piazza, hanno più punti di contatto con le ricerche che i pittori francesi andavano compiendo (utilizzando anche i risultati delle tecniche fotografiche più aggiornate) che con la precedente pittura. Senza mai raggiungere le audacie compositive dei Monet, Caillebotte, Pissarro, che produssero ritratti della città a volo d'uccello dai balconi dei piani alti dei palazzi parigini, il moderato De Nittis risponde ugualmente alla sfida dell'età contemporanea con straordinario tempismo: sceglie dapprima i luoghi tipici della capitale, dove il turista di passaggio può riconoscere i segni della storia attuale in progress. Basti l'esempio di Place des Pyramides del 1876 (Parigi, Museo d'Orasy) :qui il palazzo delle Tuileries sotto le impalcature ricorda il danno subìto durante l'assedio prussiano del '70, ma evidenzia anche l'avviata fase di ricostruzione, con il richiamo patriottico, della recente statua equestre di Giovanna d'Arco, che domina il piccolo mondo brulicante della folla e delle vetture, dei manifesti e delle bancarelle. Nella versione a pastello, presente in Mostra, l'estrema semplificazione e il segno sicuro e rapido della matita, l'approssimazione nella resa dei personaggi e l'esclusione di emergenze celebrative rivelano non solo un rapporto con gli spazi urbani caratterizzato dalla mutevolezza e dal dinamismo ma anche il passaggio dalla organizzazione dei piani e delle superfici alla suggestione della durata. Nel repertorio visivo del mondo urbano dell'era industriale entrano anche capannoni e cantieri fumanti (presenti nella copertina de La vie moderne eseguita nel 1879), a cui l'artista dedica un singolare pastello (in Mostra).