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Nasce a
Barletta il 6 gennaio del 1862, da Maria Giuseppe De Bitonto,
e il commerciante Giambattista discendente di un’antica
famiglia originaria di Garessio. Iniziò il suo apprendistato
dal pittore Giovan
Battista
Calò, primo maestro di Giuseppe De Nittis, e di tutta una
schiera di artisti
barlettani, quali Vincenzo De Stefano, e Raffaele Girondi. Il
giovane Giuseppe fece mostro da subito una raffinata ed innata
qualità nella pittura: espose a Torino alla “Nazionale” del
1884 tre marine: Margherita di Savoia, già Saline di
Barletta, Dopo il tramonto, Sulla rada di
Barletta; mentre nell’’85 partecipò all’Esposizione di
Belle Arti di Roma con le nature morte Caccia di Maggio
e Un’aranciata.
Grande successo riscosse all’ “Esposizione di Belle Arti di
Roma” del 10 Marzo 1886, dove riscosse grandi elogi dal Re
Umberto per il Ritratto di Vittorio Emanuele II e
l’olio Margherita di Savoia, esposto per la seconda
volta e che il Re volle a Roma nella Villa Margherita, dimora
della Regina Madre. Dopo questa prima scalata artistica,
purtroppo iniziò per lui un periodo nero che lo segnarono
profondamente nell'animo e nella salute, infatti dopo il
matrimonio del 1886, dove sposava Maria Parrilli, la perse
dopo solo un anno insieme al primogenito, dopo pochi anni
(1890) morì anche l'amato padre e questo ultimo lutto lo
indusse a Barletta per trasferirsi a Napoli con la madre per
dedicarsi esclusivamente all’arte, dove
fu
ispirato dallo stile della pittura del Postiglione e del
Tallarico. Da qui iniziò
una nuova fase artistica del Gabbiani che ebbe risalto
nell'esposizione di Belle Arti di Rimini del 1909 il pastello
Studio dal vero (Ritratto di ragazza napoletana,
ndr.) ottenne la medaglia di bronzo del Ministero della
Pubblica Istruzione.
Partecipò anche alla Prima Mostra Nazionale d’Arte Pura e
Applicata promossa da Bernardo Celentano nel 1910 a Napoli.
Si dedicò anche all’arte sacra: tra le opere raccolte nella
Pinacoteca barlettana originale, tra marine, paesaggi, nature
morte e ritratti. Giuseppe Gabbiani muore nel 1939, dopo aver
fatto dono della sua collezione in due momenti successivi (nel
gennaio 1928 e nell’aprile 1932) al Museo Civico di Barletta,
collezione costituita da un numero rilevante di dipinti e
disegni ottocenteschi di scuola napoletana e meridionale e
varie raccolta di opere autografe.
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