STORIA DI BARLETTA
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DISFIDA DI BARLETTA CANNE DELLA BATTAGLIA MEDAGLIA D'ORO

CANNE DELLA BATTAGLIA

La battaglia si aprì al centro dove, secondo le previsioni di Annibale, ben presto l'arco convesso cartaginese diventò concavo. Sulla sinistra punica la cavalleria di Asdrubale travolse in poco tempo quella di Paolo Emilio e si spostò per dare il colpo finale alla cavalleria romana di destra alle prese con quella numidica. Subito dopo Asdrubale condusse i suoi cavalieri ad aggredire da tergo le legioni romane, completando quindi l'accerchiamento. Cominciò allora il massacro: caddero il console Paolo Emilio, il console dell'anno precedente Servilio Gemino, e Minucio Rufo. Caddero oltre 47.000 fanti e 2.700 cavalieri. 19.000 soldati furono fatti prigionieri e solo 15.000 uomini riuscirono a sfuggire. Il prezzo pagato dai Cartaginesi fu "soltanto" di 6.000 uomini. Per Roma fu la più sanguinosa disfatta della sua storia.

Annibale, primo dei tre figli del generale Amilicare, detto Barca (la folgore), nacque nel 247 a.C. A soli nove anni fu avviato dal padre a conoscere ad imparare, sotto precettori di grande valore, le tattiche e le strategie militari di scuola ellenistica. Nel 221 a.C. ereditò la guida del potente esercito cartaginese del grande condottiero stava nella forza delle sue idee-novità: nuove è sconvolgenti erano, per i romani, le tattiche di accerchiamento, che ne fanno ancora oggi dei modelli insuperati per i teorici di scuola militare. Nel 218 a.C. Annibale partì dalle sue basi spagniole alla volta di Roma e malgrado la lentezza nella marcia dell'esercito (30Km al giorno)i primi di Agosto del 216 a.C. concluse virtualmente la sua guerra, facendo onore al soprannome della sua famiglia. Attraversò la penisola vincendo sempre, al Ticino, alla Trebbia, al Trasimeno, a Canne. Durante la seconda fase della guerra, al Cartaginese non mancarono ulteriori successi, ma gradualmente i romani lo costrinsero a ritirarsi verso l'estremo Sud e nel 203 a.C. ad abbandonare la penisola. Nel 202 a.C. a Zama, in Africa, fu affrontato e definitivamente sconfitto dal nuovo console romano Publio Cornelio Scipione, che - nonostante la vittoria - ricevette un'autentica lezione di tattica. Nel 195 a.C. andò in esilio e nel 183 a.C., per non cadere tra le mani dei romani, morì suicida.

CARTAGINESI ROMANI

Ma l'inesorabile trascorrere del tempo, a partire dai secoli bui del Medioevo, stese un melanconico velo di dimenticanza sul famoso sito, cosi per lunghi secoli la cittadella venne abbandonata, diventando persino luogo di pascolo per le greggi della transumanza abruzzese, finché, dopo un lungo sonno, i viaggiatori europei dell'Ottocento - inglesi, francesi, tedeschi, ma alla fine anche italiani - riscoprirono Canne e il suo fascino storico e archeologico. Così piano piano si ritornò a riparlare di Canne e della sua famosa battaglia e poco prima della seconda guerra mondiale, sotto la spinta di un regime alla ricerca delle tracce scomparse della romanità classica, furono intraprese le prime canpagne di scavo. Interrotte nel corso della guerra, furono ricominciate negli anni della ripresa post bellica, ma come sempre accade quando si lavora all'approfondimento storico di un importante avvenimento del passato, anche questa volta non mancarono occasioni di scontri e di incomprensioni che determinano, a partire dagli inizi degli anni Sessanta, un rallentamento dell'attività archeologica e della promozione turistica. La posizione geografica spiega l'importanza che ha la cittadella di Cannae sul territorio circostante, che vedeva qui insediati i grandi centri di Canusium, Slapia, Herdoniae. Infatti l'antico centrio urbano è ubicato sull'ultima propaggine delle Murge verso la pianura del Tvoliere, una zona da cui era possibile il controllo dei passaggi sia terrestri che fluviali (Ofanto) verso la Puglia meridionale.

La vita sulla collina di Canne e nelle zone circostanti cominciò in epoca preistorica come testimoniano i resti di fondi di capanne, tombe a fossa ed urne dell'età del Ferro; nei secoli successivi si sviluppò un villaggio Apulo, in cui resti più cospicui sono inquadrabili in un arco di tempo che va dal VI al IV sec. a.C. In epoca romana fu emporio fluviale per le merci canosine e certamente "Vicus" (villaggio) della stessa Canosa. Dal momento della funesta battaglia del 216 a.C. cominciò la generale decadenza di Canne e della città apule, come Canosa ed Apri, nonché di tutta la regione che, secondo Strabone (geografo dell'età di Augusto), fu resa "un deserto" da Annibale. Negli oscuri secoli dell'Alto Medioevo CANNE continuò ad avere un ruolo di secondo piano ed a vivere all'ombra di Canosa che , almeno fin dal IV sec. d.C., fu sede di una delle più antiche diocesi d'Italia. Probabilmente dopo la distruzione di Canosa ad opera dei Saraceni nell' 872 acquistò nuova importanza: fu istituita una sede episcopale nel 1100 vi fu Vescovo S. Ruggiero - patrono di Barletta ). Il periodo di maggiore fioritura si ebbe durante la "Bizantinocrazia", attestata dalla circolazione monetaria (ritrovamento di un tesoretto di ben 760 monete emesse da Basilio I e da Romano II nel IX e nel X sec. d.C.), dal ritrovamento di ceramiche, da numerosi documenti d'archivio (Codice Diplomatico Barese e Barlettano). Nel 1083 si ha la presa di possesso della cittadella da parte dei Normanni e la sua parziale distruzione ad opera di Roberto il Guiscardo: molti abitanti si rifugiarono nella cittą di Barletta. Canne continuò a vivere almeno fino al 1300 circa, epoca in cui è ancora attestata l'esistenza di un vescovado. Nel 1303 il territorio di Canne veniva annesso a quello di Barletta, grazie al diploma di Carlo II d'Angio; nel 1456 il titolo episcopale fu unito a quello di Nazareth con sede nel comune di Barletta, per cui terminava anche la vita religiosa dell'insediamento. Le rovine della cittadella sorgono su una collina (ultima propaggione delle Murge avanti all'Ofanto e alla pianura del Tavoliere); essa presenta una spianata di forma quasi ellittica, con un asse maggiore (mt. 200) orientato in E.O. ed uno minore (mt. 150); ma tracce archeologiche non meno importanti si riscontrano in tutta la zona circostante. Sulla sommità orientale, strettamente connesso alla cinta muraria, si individua il Castello Normanno-Svevo (l'nterno è ancora da scavare). Tutta la cinta muraria della cittadella, lunga circa 1Km., presenta diversi tipi di costruzione: blocchi ciclopici appartenenti all'ambito del IV - III sec. a.C. e murature miste di epoca medioevale.
 

Cittadella

Esternamente all'unica porta della città si notano una macina in pietra, un pozzetto ed una grossa cisterna che stanno a confermare le fonti storiche che fanno di Canne un centro di rifornimento. Entrando dalla porta e proseguendo per il "Documano " (strada principale) si a subito a sinistra il vico del Castello, poi il vico della Colonna e il vico della Scaletta (i nomi, moderni, sono stati aggiunti in relazione ai ritrovamenti).

Castello Documano
Lungo il Documano si incontrano numerose iscrizioi romane, il cippo militare LXXV (75) della Via Traiana (nel 109 d.C. l'imperatore Traiano sistemò la Via da Benevento a Brindisi) ed un altro con il nome di Costantino. Si giunge così all'area delle Basiliche cristiane, che occupa l'estremità occidentale della collina. La Basilica Minore ad una sola navata con abside sul lato orientale è circondata da una vasta area cimiteriale, con tombe a fosse rettangolare, disposti a strati. Ad ovest un'altra grande area basilicale, probabilmente la "Maior Cannensis Ecclesia" ricordata da documenti medioevali di cui sono evidenti almeno due fasi di costruzioni: la prima identificabile in 4 belle basi di colonne; la seconda in un pavimento a mosaico.

Colonna Mosaico
Sotto il pavimento saggi di scavo hanno messo in luce tombe cristiane più antiche e, in profondità, resti del IV sec. a.C. e frammenti di epoca preistorica . Sempre ad ovest, ad un piano inferiore, si trova una grande cripta a tre navate con una scala che metteva in comunicazione chiesa e cripta; sulla parete di fondo della cripta un sarcofago con croce latina (probabilmente tomba del Vescovo Ruggiero). Nella stessa area delle basiliche cippi militari LXXXII (82) E LXXXIIX (88) della via Traiana.