La grande storia racconta che dopo il fallimento del Trattato
di Granada - stipulato
segretamente nel
novembre del 1500 -
con il quale Francia e Spagna si spartivano rispettivamente
Campania e Abruzzi e Puglia e Calabria, gli scontri fra le
parti avverse s'intensificarono sui suoli di guerra, di cui
Barletta era uno degli epicentri. E fu proprio in una di
queste violente scaramucce che gli Spagnoli, sotto il comando
di Diego de Mendoza, catturarono numerosi Francesi fra cui
Charles de Tongue, detto Monsieur de La Motte. Ancora
l'Anonimo Autore di Veduta racconta che la sera seguente la
cattura, il 15 gennaio 1503, il Gran Capitano Consalvo da
Cordova diede un banchetto nella cantina del palazzo requisito
a una nobile famiglia della città di Barletta - quartier
generale spagnolo dove alloggiava anche il capitano don Diego
de Mendoza - al quale parteciparono anche i prigionieri
francesi. In quella che la tradizione riferisce essere
l'Osteria di Veleno o la Cantina del Sole e che oggi è
ricordata come la Cantina della Sfida - mentre i convitati
parlavano di fatti d'arme, La Motte accusò di codardìa gli
italiani, difesi vivacemente da Inigo Lopez y Ayala, e lanciò
loro una sfida, che fu accolta dal nobile e valoroso capitano
di ventura Ettore Fieramosca da Capua. Si può ragionevolmente
ritenere che la sfida fu provocata ad arte dagli spagnoli,
assediati dai francesi e quasi isolati in attesa di rinforzi e
viveri, sia per tenere alto il morale delle truppe che per
ingraziarsi la simpatia degli italiani, dei quali in quel
momento erano oppressori. Ettore Fieramosca molto
probabilmente non era presente alla cena, ma fu contattato nei
giorni seguenti dai
nobili italiani Prospero e Fabrizio
Colonna, al servizio degli Spagnoli, che formarono la
compagine italiana scegliendo fra i combattenti più coraggiosi
d'Italia. Lo scambio di lettere tra Fieramosca, capitano di
ventura italiano, e il cavaliere francese Monsieur de La Motte,
testimonia l'importanza che il combattimento rivestiva per i
protagonisti. Tutto fu programmato nei minimi particolari, con
scrupolo e finanche con puntiglio. Fu stabilita la somma di
cento corone per il riscatto dei prigionieri, il numero degli
sfidanti in tredici cavalieri con due ostaggi per parte,
quattro giudici e sedici cavalieri per testimoni. Sempre di
comune accordo fra le due parti, fu individuato il campo di
battaglia in Contrada S.Elia, territorio neutro fra Andria e
Corato, appartenente a Trani, allora sotto la giurisdizione di
Venezia. La mattina del 13 febbraio, i Tredici italiani, dopo
aver ascoltato il discorso d'incitamento del loro capitano
(che si dice indossasse una sciarpa azzurra bene augurante,
dono di Isabella d'Aragona) giurarono di difendere il proprio
onore e quello dell'Italia anche a costo della vita, e nel
pomeriggio infersero una sconfitta bruciante all'arroganza dei
francesi, in un'epoca in cui l'Italia era un insieme di stati
e staterelli subalterni e la Francia si avviava a diventare un
moderno stato nazionale. Fieramosca diede ulteriore prova di
ardimento, ma anche di lealtà
: non approfittò dell'inferiorità
tattica di La Motte, disarcionato, ma scese da cavallo e gli
diede il colpo di grazia a terra. Dopo il combattimento i
francesi che non avevano portato con loro il riscatto,
convinti com'erano di uscire vincitori dal campo di battaglia
furono condotti prigionieri a Barletta. Incontenibile fu la
gioia dei barlettani, che accolsero i loro eroi con `li fuochi
per le strade…' Tutti fecero festa ai Tredici, dal popolo
minuto al Sindaco, ai consiglieri e ai priori. I preti del
Capitolo della Cattedrale portarono in processione la Madonna
dell'Assunta, un'icona del `300 da allora ribattezzata Madonna
della Sfida, conservata ancor oggi nella Cattedrale di
Barletta. Il comune di Barletta all'epoca era ricco e potente,
sia sul territorio costiero che nell'entroterra. Le vie della
città brulicavano di mercanti anche forestieri; vi erano alti
casati nobiliari; il suo porto era popolato da navi di
Venezia, Trieste; Ragusa; le sue piazze ospitavano i commessi
di Piero de' Medici e mercanti di ogni regione mediterranea.
Autrice testi : Carmen Palmiotta -